Imago: termine junghiano che designa il prototipo inconscio, elaborato a partire dalle prime relazioni intersoggettive reali o fantasmatiche, con cui il soggetto percepisce gli altri. L’imago, quindi, non è l’immagine, ma uno schema inconscio con cui il soggetto considera l’altro. Non è neppure una rappresentazione del reale, sia pure più o meno deformato, perché, come dice Jung, l’imago di un padre terribile può benissimo formarsi anche in presenza di un padre reale buono. L’imago è connessa al complesso con la differenza che, mentre il complesso si riferisce all’affetto che la situazione interpersonale ha determinato nel soggetto, l’imago designa la sopravvivenza fantasmatica dei membri della situazione relazionale. Possiamo forse dire che tratta di un’immagine che assume nell’inconscio un contenuto archetipico. Per esempio l’archetipo di Dio (psicologicamente del Sé) può presentarsi nell’inconscio in forma personificata (Gesù, Bambino Divino, Buddha ecc.) oppure astratta (circolo, quadrato, stella di Davide ecc.). L’archetipo della madre può presentarsi come la madre personale o in forma archetipica (la strega, la fata, la madonna, la dea …).